CAPITOLO X : Resistenza e Resa

” Vi son de’ momenti in cui l’animo particolarmente de’ giovani, è disposto in maniera che ogni poco d’istanza basta a ottenere ogni cosa che abbia un’apparenza di bene e di sacrifizio: come un fiore appena sbocciato , s’abbandona mollemente sul suo fragile stelo , pronto a concedere le sue fragranze alla prim’aria che gli aliti punto d’intorno . Questi momenti , che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto, son quelli appunto che l’astuzia interessata spia attentamente e coglie di volo, per legare una volontà che non si guarda “

Così inizia il decimo capitolo dei “Promessi Sposi “, con la magnifica bravura che ha Manzoni nello scendere ed analizzare l’anima dell’ adolescente . In questo capitolo continua la narrazione della storia di Gertrude che si è pentita della lettera scritta al padre e gli chiede perdono , ma egli risponde che bisogna meritarlo e comincia a parlare a lungo dello sbaglio che lei aveva commesso facendola sentire in colpa . La povera Gertrude, preoccupata e scossa dal timore, è costretta ad accettare la volontà della sua famiglia : farsi monaca .

Il padre cambia subito tono e comportamento e si appresta a chiamare tutti i famigliari per riferire la notizia . Gertrude fra gli abbracci e le congratulazioni dei parenti piange , ma non sono affatto lacrime di gioia. Quindi il principe va ad avvertire il vicario delle monache per fissare il giorno dell’ esame . Il giorno dopo si recano dalla badessa per riferirle che Gertrude vuole diventare una monaca . Tornando a casa Gertrude non ha voglia neanche di parlare . Spaventata dalla decisione che ha preso e afflitta , conta le occasioni che le sono rimaste ancora per dire no e promette a se stessa che in futuro sarà più forte .

Il giorno seguente Gertrude si sveglia con il pensiero del vicario. Mentre pensa se può cogliere quell’ occasione per tornare indietro, arriva l’esaminatore che inizia ad interrogarla . Gertrude, mentendo sia al vicario che a se stessa, dice di desiderare di farsi monaca  liberamente e che ha quella vocazione da sempre , che vuole servire Dio e fuggire i pericoli del mondo . Dunque viene accettata nel monastero. Dopo aver trascorso dieci mesi di noviziato frustrata e tormentata da pentimenti e ripensamenti , giunge il momento di decidere se rimanere in convento o dedicarsi ad una vita normale; lei conferma la sua volontà e diventa monaca per sempre . Il ruolo che le viene assegnato all’interno del monastero è quello di  maestra delle educande, ma inizia a provare verso quelle un senso di invidia e quasi di odio .

Tra i privilegi che le derivano dall’appartenenza alla sua famiglia c’è quello di poter abitare in un dormitorio a parte vicino alla casa di un giovane di nome Egidio , che dopo aver notato Gertrude osa rivolgerle parola: “ la sventurata rispose “ .

Tra i due nasce una relazione. Un giorno Gertrude con il suo carattere scontroso offende una monaca , ma questa le riferisce che sa qualche cosa e che quando sarebbe giunto il momento opportuno avrebbe parlato . Da quel momento la monaca infastidita da Gertrude scompare  ed è cercata da ogni parte “ma forse se ne sarebbe potuto saper  di più se , invece di cercar lontano , si fosse scavato vicino “. Da allora in poi molte volte l’immagine di quella monaca turberà Gertrude . Trascorre circa un anno da quel fatto, quando Lucia giunge al convento ed ha un colloquio con lei , dove la monaca le fa molte domande facendola stupire ed arrossire. Inoltre, “la Signora”,appena si trova a parlare con la madre della fanciulla , rivela la sua insofferenza per i genitori che rispondono in nome dei figli;  ma Agnese reagisce con filosofia dicendo che “I signori , chi più chi meno, han tutti un po’ del matto “.

 

Tra i due capitoli che il narratore dedica a Gertrude, in questo possiamo sicuramente trovare più descrizioni, dirette o indirette, dell’ aspetto psicologico e sentimentale piuttosto che di quello fisico . La drammatica figura di Gertrude rappresenta nel romanzo  uno degli esempi più evidenti di personaggio negativo : lei , pur dotata di libera volontà , cede progressivamente  al male per i pesanti condizionamenti della famiglia e per la sua fragilità interiore . L’attenzione dell’autore si concentra sull’intreccio terribile della violenza subita e la responsabilità colpevole del personaggio . Infatti, se c’è una cosa di cui Manzoni accusa la monaca è la debole volontà . Gertrude fa crescere dentro sè l’autoconvincimento di poter  liberamente determinare le proprie scelte di vita , ma in realtà manca in lei una motivazione ideale  che la renda una persona libera e responsabilmente forte . Già  due volte nel corso del romanzo Manzoni ci ha dato un’ idea dei valori e delle abitudini del secolo ( nella scena del perdono nel capitolo IV e in quella del banchetto nel capitolo V) mettendone in risalto soprattutto gli aspetti negativi, come ad esempio l’orgoglio di casta . Ma in entrambi i casi la presenza di padre Cristoforo ha consentito anche un punto di vista positivo . Nella storia di Gertrude, invece ,  il tono è sempre negativo ed anche tragico e quindi molto coerente con il contenuto . Al centro del quadro vi è la figura del principe (” non ci regge il cuore di dargli in questo momento il titolo di padre”) che sacrifica la libertà della figlia  e in un certo senso tradisce il ruolo di padre non compiendo il dovere di educare la figlia secondo  valori autentici.

La storia di Gertrude è ispirata ad una vera che coinvolgeva una fanciulla nobile del tempo: suor Virginia o Marianna de Lleyva.

Romanzo nero :IMG_7386.JPG

 

Vera storia della monaca di Monza : Marianna de leyva http://www.unaqualunque.it/a/2368/marianna-de-leyva.aspx

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