La “Rivolta del Pane”di Milano

“Era quello il secondo anno di raccolta scarsa. Nell’antecedente, le provvisioni rimaste degli anni addietro avevan supplito,fino ad un certo punto, al difetto; e la popolazione era giunta, non satolla né affamata, ma, certo, affatto sprovveduta, alla messe del 1628, nel quale siamo con la nostra storia.”

Così esordisce il XII capitolo de “I Promessi Sposi”, caratterizzato fortemente dal “vero storico”manzoniano, nel quale l’autore utilizza come cornice di sfondo alle vicissitudini narrate la cosiddetta “Rivolta del Pane”, che ha colpito Milano nel mese di novembre del 1628.Prima di proseguire con l’analisi del capitolo, però, è bene precisare una cosa.

In questo capitolo, come già accennato prima, Manzoni ricorre al”vero” ed al”vero storico”. Questi due elementi, quindi, rispecchiano, in maniera esplicita ed evidente,tutta quanta l’anima storica di Manzoni:l’autore ,infatti, immortala un piccolo ritratto del popolo italiano, sempre vittima della sua stessa divisione, incapace di ribellarsi ai regimi autoritari stranieri e quindi incapace di formare uno stato unitario.

In quel periodo, a Milano, la”folla“era in subbuglio ed aveva preso di mira i forni della citta,in particolare quello detto”Forno delle crucce”. Per non disorientare il lettore (storicamente parlando), Manzoni ricorre ad un’ampia digressione temporale per spiegare quei fatti.

Data la carestia, il prezzo del pane era aumentato di molto,ed allora,il gran cancelliere spagnolo Antonio Ferrer, impose un “prezzo politico”al pane che però venne contestato poiché considerato troppo esiguo. Allora il cancelliere,preoccupato per le lamentele dei panificatori, nominò la giunta e il prezzo del pane lievitò di nuovo. Questo provvedimento, però, se da un lato giovò ai fornai, suscitò il malcontento della popolazione,che iniziò subito a mobilitarsi. Manzoni, allora, si sofferma sulla descrizione del”sacco” del “Forno delle grucce”,allora il piu’ importante della città.
Qui appare per la prima volta la figura di Renzo, che, proveniente dalla sua realtà “paesana”, si lascia trasportare dalla folla, assistendo stupefatto a quegli insoliti avvenimenti. A questo punto della narrazione, compare per la prima volta nel romanzo la figura del Capitano di Giustizia, il quale tenta invano di sedare la rivolta con i suoi alabardieri. Questa figura è rilevante ed incarna il potere. Le sue parole prima sono colme d’ipocrisia, poi rilevano i suoi veri sentimenti, e in esse prevale la figura retorica dell’enfasi. L’autore, utilizzando gli occhi di Renzo per descriverci quei fatti, ci racconta poi le altre tappe della protesta, che culmina con lo stazionamento della “folla” dinanzi alla casa del Vicario.

Da questo capitolo emergono alcuni elementi fondamentali con i quali Manzoni descrive la folla.Infatti si sofferma spesso sulle azioni istintive ed irrazionali di quest’ultima.

Possiamo quindi concludere dicendo che Manzoni sfrutta la descrizione di tale comportamento come esempio negativo in contrapposizione al suo concetto di “utile”,ossia allo scopo educativo. Infatti egli faceva leva”sull’ideale di giustizia e bontà che ogni animo porta in se’, affinchè i singoli individui imparino a controllare l’emotività.1325435816L’assalto al forno.

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