INIZI E CONCLUSIONI

Il capitolo XXXVI dei Promessi Sposi può considerarsi a buon diritto un importante punto di arrivo nel romanzo manzoniano. Al suo interno, infatti, ci sono ben due vicende che giungono alla loro conclusione: la terribile pestilenza, che dopo aver seminato la morte e il terrore sta gradualmente perdendo forza lasciando posto alla speranza di chi è sopravvissuto o in via di guarigione, e il ricongiungimento dei due innamorati, che segna l’inizio della loro nuova vita.

Il capitolo si apre con la toccante predica di padre Felice all’interno del lazzaretto, dove Renzo è giunto nella speranza di ritrovare finalmente la sua amata Lucia. Dopo fra Cristoforo e il Cardinale Borromeo, e ad ennesimo contraltare di Don Abbondio, ecco ancora una grande figura di religioso la cui altezza morale non può lasciare indifferente il lettore, come sottolinea lo stesso Manzoni: “Noi abbiamo potuto riferire, se non le precise parole, il senso almeno, il tema di quelle che proferì davvero; ma la maniera con cui furon dette non è cosa da potersi descrivere”. E anche  Renzo, pur essendo concentrato nella ricerca, tra tutti i volti sofferenti che gli si parano davanti, di quello della sua promessa sposa, non può non rimanere colpito dalle parole del frate, che giunge a chieder perdono se talvolta, a causa dell’umana debolezza, non è stato capace di servire degnamente il prossimo come avrebbe dovuto.

La parte centrale del capitolo è interamente occupata dalla affannosa ricerca di Renzo, che non sapendo più a che santo votarsi si lancia in una di quelle preghiere che solo un cuore disperato riesce a concepire. E Manzoni, come sempre, sa rendere perfettamente con le sue parole questo stato d’animo: “… e lì fece a Dio una preghiera o, per dir meglio, una confusione di parole arruffate, di frasi interrotte, d’esclamazioni, d’istanze, di lamenti, di promesse: uno di quei discorsi che non si fanno agli uomini perché [….] non son grandi abbastanza per sentirne compassione senza disprezzo”. E ancora una volta quella “Divina Provvidenza”, che tutto può per coloro che confidano in lei, spianerà la strada ai nostri protagonisti.

Mentre Renzo, accortosi di aver fatto una sciocchezza nell’attaccarsi una campanella e fingendosi  un monatto, si acquatta in un angolo per sbarazzarsene, ecco che alle sue orecchie giunge quella voce che tanto aveva sperato di udire. E così assistiamo all’incontro tra i due protagonisti principali, tanto atteso. Lucia, ormai in via di guarigione, dopo aver contratto la peste, si trova in compagnia di una generosa donna, un’agiata mercantessa che, perduta tutta la sua famiglia, si è affezionata a lei e, saputo del suo voto, ha promesso di tenerla con sé sino a quando la giovane non potrà ricongiungersi a sua madre Agnese.

renzo 2
F. Gonin, Renzo trova Lucia

Inizia così la parte culminante del capitolo, il climax che aprirà le porte alla felice conclusione della vicenda. Ma non sarà cosa facile: infatti il povero Renzo troppo dovrà penare per  giungere all’”happy ending”. E una volta tanto saranno  proprio la sua ostinazione e la sua impetuosità, che in passato tanti guai gli hanno causato, mediati da quel processo di maturazione che le sofferenze patite lo hanno costretto a compiere, a illuminarlo e a fargli comprendere quale è la via giusta da percorrere per far desistere Lucia dalla sua ostinazione. Mentre infatti quest’ultima si dibatte tra l’amore per Renzo e la fedeltà alla Vergine Maria, a cui si è votata in un momento di disperazione, il giovane ha un’illuminazione e corre a cercare fra Cristoforo.

E così ritroviamo, per l’ultima volta, il nostro frate che, ormai minato dalla peste, non si risparmia nel cercare di portare conforto agli ammalati, fedele al suo credo sino all’ultimo respiro. Renzo ricorre a lui speranzoso, e nel fare ciò, con una frase, esemplifica in modo magistrale la personalità di Lucia: “buona […] ma alle volte un po’ fissa nelle sue idee”. Toccherà quindi al frate, ancora una volta, aiutare i due giovani “prendendoli per mano”, e aiutando Lucia a comprendere che a Dio, e di conseguenza anche alla Madonna, si può offrire la propria volontà, ma non quella di un altro al quale ci si è promessi. Inoltre, è prerogativa di ogni membro della Chiesa avere il potere di sciogliere qualcuno da un voto fatto.

Fra cristoforo

F.Gonin , Fra Cristoforo scioglie il voto

E come il capitolo si era aperto con una figura di cappuccino di alta levatura morale, così si conclude con quella di un altro cappuccino tanto caro al Manzoni e ai suoi lettori. Il commovente addio di Fra Cristoforo è anche una sorta di “testamento spirituale” che egli lascia ai due giovani e a tutti noi. Il messaggio che vuole trasmettere è quello di confidare in Dio, e vivere la vita terrena con la consapevolezza che  la vera vita sarà quella dopo la morte: “Amatevi come compagni di viaggio, con questo pensiero di avere a lasciarvi, e con la speranza di ritrovarvi per sempre”. E dopo aver donato a Lucia e a Renzo il “pane del perdono”, quel pane che aveva definitivamente segnato il suo passaggio ad nuova vita, si congeda definitivamente con la discrezione e la modestia che hanno caratterizzato il suo personaggio nella’arco di tutto il romanzo. E alle parole di Renzo, che gli domanda speranzoso se si rivedranno ancora, risponde con due semplici e toccanti parole: “Lassù, spero”.

Fra cristoforo e renzo

F. Gonin, l’addio di Fra Cristoforo a Renzo

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