Capitolo XXIII “PERIERAT ET INVENTUS EST!”

Premetto sin dall’inizio che ritengo questo capitolo l’apice de ” I promessi sposi”, l’inizio dello scioglimento di ogni dolore e frustrazione portata ai due giovani sposi. Penso anche che riassumerlo sarebbe troppo restrittivo e perciò cercherò di spiegarvi questo capitolo dividendolo in sequenze e associando ogni sequenza a varie canzoni.

“col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza 
col permesso di trasmettere 
e il divieto di parlare 
e ogni giorno un altro giorno da contare. 
Com’è che non riesci più a volare […]
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali 
Con l’idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori 
col tuo freddo di montagna 
e il divieto di sudare 
e più niente per poterti vergognare.  ”

-“Canzone per l’estate”, Fabrizio de Andrè

Il cappellano crocifero dopo aver avuto il colloquio con il potente signore, si reca dal Cardinal Federigo per riferirgli dell’inaspettata visita.  Nonostante i continui dubbi del cappellano crocifero sull’incolumità e soprattutto la salvezza del pover uomo, è costretto dal Cardinal Federigo ad accettare di buon grado la visita e farlo entrare. Ed è cosi che ha inizio quel tormento di cui parlavo nelle righe sopra: son quegl’istanti di silenzio descritti che danno più valore ai sentimenti provati dai nostri personaggi. Come cita la frase “i due rimasti stettero alquanto senza parlare, e diversamente sospesi”, dove il caro vecchio Manzoni vuole solamente sottolineare quanto quel silenzio in realtà pesi: se da una parte Federigo attende (e spera soprattutto) una notizia del cambiamento nell’innominato, dall’altra c’è  quest’ultimo che attende solamente una parola di conforto che riesca a guarire ciò che lui da solo non riesce a gestire.

“Dove abita io non saprei 
Magari in un cuore
in un atto d’amore
nel tuo immenso io c’è Dio
potrebbe essere Dio” 
– “Potrebbe essere Dio”, Renato Zero.

“Sento un grande bisogno di credere
 La mia canzone è una piccolissima,umile,modesta
esortazione a Dio a manifestarsi, a darmi qualche risposta a domande che non credo di porre solo io”
 – “Hai un momento Dio?”, Ligabue.

I sentimenti contrastanti dell’innominato sono ormai ingestibili: la vergogna, la sottomissione, il desiderio di liberarsi da ogni peso e quella speranza lo invadono, facendolo stare in silenzio senza alcun modo di cercare parola. Il cardinale con uno sguardo gli riesce a infondere quella fiducia che serviva e ad addolcire quel dispetto. E Manzoni incastra tra le righe la descrizione fisica di quest’uomo, dandoci l’idea di un uomo buono,l puro, semplice, con una grande pace interna e con la pelle invecchiata dagli anni. Anche il cardinale si sofferma a guardare gli occhi dell’innominato per comprendere ciò che lo ha condotto lì: con prontezza si accorge che nell’innominato c’è una grave crisi interna che solo Dio può risanare. Con cortesia e con parole amichevoli, scusandosi a tratti di non essersi presentato da lui, il cardinale riesce a far sentire a proprio agio l’innominato e a farlo parlare riguardo i suoi turbamenti. Così Borromeo comincia a convincere l’innominato a liberarsi del suo peso tramite il perdono divino e la fede, nonché la parola chiave di questo capitolo, cioè la conversione. Fu così che il pover’uomo cadde in un pianto misto di felicità, liberazione, purezza che come dice Manzoni ‘che fu come l’ultima e chiara risposta’. Nonostante i numerosi tentativi dell’innominato di sottrarsi all’abbraccio del Cardinale, alla fine si arrende, sciogliendo così la tensione che si era creata con questo abbraccio, segno della speranza che hanno entrambi nel futuro.
Arrivati a questo punto l’innominato decide che il primo passo della conversione è la liberazione di Lucia, Così rivela la storia di quest’ultima al cardinale e questo, dopo essersi fatto dire il paese della povera ragazza, chiama il cappellano crocifero per chiedere se tra i parroci radunati lì si trovasse il parroco di quel paese.

“Tu sei il mio tormento io mi lamento
Ce l’ho con te ce l’ho con te

-“Lamento”, Gianna Nannini

 

E chi poteva essere lì se non don Abbondio? Viene così chiamato dal cappellano crocifero per svolgere un compito dettato da Federigo. Nonostante il suo essere meravigliato, il senso di fastidio per essere stato privato della sua tranquillità  cresce in lui inondandolo sin da subito di paura e disagio. Entrato nella stanza dove lo stavano attendendo, riferitagli la situazione , viene incaricato di recarsi al castello insieme ad una donna del paese e con l’innominato. Ma il cardinale accorgendosi della paura dell’innominato con la celebre frase “PERIERAT ET INVENTUS EST!” gli fa capire che il suo nuovo amico è convertito e che le sue gelosie sono vane, facendoglielo capire sempre tramite la parabola dei due fratelli. Nonostante questo, durante il tragitto verso il castello si crea una situazione di panico interiore di Don Abbondio. Manzoni ce la raffigura con un dettagliato monologo interiore del parroco, dove i lamenti sono molteplici (ringraziamo Manzoni di averli descritti in maniera ironica) : si pente di aver dato ascolto a Perpetua ed essere andato a quest’incontro quando tranquillamente poteva rimanersene a casa e darsi per malato se avesse saputo a cosa sarebbe andato incontro; se la prende con la mula su cui sta , perché lo terrorizza, nonostante gli abbiano assicurato che fosse sicura. Si lamenta di Don Rodrigo, che invece di fare la bella vita, molesta le ragazze. Si lamenta dell’innominato che dà fastidio sempre al prossimo e si lamenta del Cardinale che subito s’è fidato di lui. E per finire, come sempre, conclude dando la colpa a quei due sposi che lo hanno sempre messo in difficoltà e che Lucia è nata per la sua rovina. Perso nei pensieri, infine arriva al castello che lo impaurisce ancor di più dell’Innominato. Il capitolo si conclude con un fermo immagine dei 3 ‘salvatori’ che salgono le scale per dirigersi nella stanza dove è rintanata la nostra povera Lucia.

Ho scelto di accompagnare questo capitolo con delle canzoni perché l’ho trovato particolarmente difficile: e l’unica cosa che poteva aiutarmi a farmi capire meglio era la musica. Ho scelto determinate canzoni perché permettono l’attualizzazione del romanzo. Penso che l’essenza di questo capitolo sia Dio, o in ogni caso la fede, uno dei tre valori che sono presenti in questo romanzo. Come dice Renato Zero, noi non sappiamo dove possa essere Dio, potrebbe essere in un atto d’amore, o, come nel caso del nostro romanzo, in un atto di misericordia (la liberazione di Lucia).

 

Annunci

8 pensieri riguardo “Capitolo XXIII “PERIERAT ET INVENTUS EST!”

  1. Brava! Sei riuscita a rendere interessante un capitolo apparentemente difficile. Non hai fatto un riassunto banale bensì l’hai collegato con canzoni dei più importanti musicisti della cultura italiana.

    Piace a 2 people

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...